Settimana della Celiachia

Oggi vi parlo di un’iniziativa che mi sta molto a cuore: la terza edizione della “Settimana Nazionale della Celiachia”. Da sabato 13 a domenica 21 maggio, sono infatti in programma numerose iniziative per informare e sensibilizzare il pubblico su questa patologia. In Italia le persone diagnosticate sono 190.000 ma sarebbero almeno 600.000 quelle interessate. L’edizione di quest’anno è promossa come sempre dall’Associazione Nazionale Celiachia, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Dietisti. Il tema prescelto è quello della nutrizione e dell’educazione alimentare, per far comprendere, ancora una volta che per i celiaci mangiare senze glutine non è una scelta o qualcosa dovuto ad una moda, ma l’unica terapia possibile salvavita. Un concetto, questo, ancora difficile da far “passare”, visto che in molti tendono  confondere chi è realmente celiaco e ha come unica cura salvavita questo tipo di alimentazione, e chi, invece, dall’oggi al domani decide di eliminare il glutine senza motivo.

Nel nostro paese, invece, oltre 6 milioni di persone seguono la dieta senza glutine in maniera ingiustificata, spendendo 100 milioni di euro in prodotti di cui potrebbero tranquillamente fare a meno. Questo perchè, a torto, pensano che mangiare senza glutine consenta di dimagrire o di trarne benefici. Sono proprietà legate al senza glutine in maniera errata. Recenti studi infatti hanno dimostrato che chi non è celiaco e mangia senza glutine non riduce affatto il rischio cardiovascolare, oltre a non dimagrire.
La “Settimana Nazionale della Celiachia” serve anche ad informare sull regole per una corretta almentazione. In tutte le regioni sono previsti, come detto, eventi di vario genere. Il programma completo e tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.settimanadellaceliachia.it

Da oggi obbligo indicazione di origine del latte nei prodotti lattiero-caseari

Novità: da oggi, 19 aprile entra in vigore la normativaa che rende obbligatoria in etichetta l’indicazione di origine della materia prima (ovverosia il latte) dei prodotti lattiero caseari. La normativa riguarda latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini.
Il nostro paese è il primo in Europa ad introdurre questa normativa, che si applica non solo sul latte vaccino, ma anche su quello ovicaprino, bufalino e a quello di altre origini animali.
Il ministro delle Politiche Alimentari, Maurizio Martina, ha auspicato che la sperimentazione italiana possa diventare uno standard europeo.
Nel dettaglio, da oggi sui prodotti lattiero-caseari sarà presente sia l’indicazione del paese in cui il latte è stato munto e quello in cui è stato condizionato o trasformato.  Se il latte utilizzato risultasse munto, confezionato e trasformato nello stesso paese, è possibile utilizzare un’unica dicitura completa.
Dalla normativa sono esclusi i prodotti Dop e Igp che hanno disciplinari specifici relativi all’origine ed il latte fresco, quest’ultimo già tracciato.

Aumenta la produzione di gorgonzola

Aumenta la produzione di gorgonzola: nell’anno che si è appena concluso, infatti è stata registrata una crescita dell’1,78%. Si tratta di un dato in costante salita dal 2013.
Nel 2016 sono state prodotte 4.581.155 forme di gorgonzola, circa 80.000 in più rispetto al 2015,  138.000 mila in più rispetto al 2014.
Il gorgonzola viene prodotto in 37 caseifici che si trovano fra Piemonte e Lombardia.
Questi, i dati per quanto riguarda il gorgonzola dolce. La produzione della versione piccante, considerata di nicchia, comunque, è in crescita anch’essa, con 516.363 forme prodotte lo scorso anno, con un aumento della produzione di circa l’1%.
I dati sono stati forniti dal Consozio Gorgonzola, che ha confermato per altri 3 anni Antonino Cannavacciuolo quale proprio testimonial.

Allarme su possibili speculazioni sui prezzi di frutta e verdura

Coldiretti lancia l’allarme per possibili speculazioni sui prezzi di frutta e verdura in concomitanza con l’ondata di neve e gelo che ha colpito il sud Italia da dove proviene la maggior parte di questo tipo di produzioni. Sono moltissime le aziende agricole che hanno perso in parte o completamente la propria produzione.market-1590830_960_720 Sempre secondo Coldiretti, sono già molte le disponibilità di alcuni ortaggi Made in Italy non più presenti nei mercatti all’ingrosso e al dettaglio, mentre quella di altre (finocchi, carciofi, cavoli, zucchine…) è ormai ridotta ai minimi termini. Secondo le rilevazioni del Centro ortofrutticolo di Roma tra gli aumenti più pesanti rispetto alla stessa settimana dello scorso anno spiccano il +350% delle bietole, il +233% dei cipollotti, il +225% degli spinaci, il +170% della lattuga, il 157% delle zucche, il 150% dei cavoli.  Molti prodotti però, sottolinea la Coldiretti, sono già stati raccolti da tempo (kiwi, mele e pere) e quindi non sono giustificati gli aumenti dei prezzi.